Cosa resta di un’opera quando attraversa il confine tra due lingue? Cosa si perde e cosa si trasforma nel passaggio dal suono originale alla sua traduzione? Attorno a questi interrogativi cruciali ruota “Crave”, l’intenso lavoro diretto e interpretato da Leda Kreider, atteso sul palcoscenico del Teatro Cuminetti di Trento martedì 17 febbraio: una prova d’attrice estrema, un’unica interprete per dare corpo alle quattro voci jazz e tormentate dell’autrice britannica. L’opera originale, il cui titolo Crave oscilla tra i significati di “Fame”, “Bramosia” e “Desiderio”, è una partitura complessa e priva di indicazioni sceniche tradizionali. Il testo è costruito su quattro voci intrecciate che si muovono in uno spazio astratto. L’autrice Sarah Kane crea immagini vivide, chiare, cesellate e le sfrutta per sprofondare all’interno di crepe scoscese, squarciando con violenza e ironia cupe zone d’ombra interiori. L’andamento della narrazione segue una continua pulsazione emotiva: le relazioni intessute tra le voci rendono estremamente necessarie le parole dette, che fuoriescono come schegge di un pensiero viscerale. Un’interprete, quattro voci, una delle quali rimane in inglese, mantenendo il rapporto con la “matrice” linguistica del testo originale, creando cortocircuiti di suono e senso: Crave offre l’occasione di riportare al centro di una discussione culturale e teatrale il tema della complessità dei linguaggi che ci circondano.