Perfido Porfido, Acli Trentine: "Serve un cambio culturale"

Sabato 09 Maggio - 12:31

La presenza della 'ndrangheta in Trentino, un tempo considerata un’area immune, è stata svelata nel cosiddetto processo "Perfido", un'inchiesta giudiziaria che ha smascherato l'operatività di una rete locale di 'ndrangheta, radicata nel settore del porfido. L'indagine, partita nel 2020, ha messo in luce infiltrazioni mafiose nell'economia e nella politica locale, a partire dagli anni ‘80. «Nonostante l'inchiesta Perfido si sia chiusa non è cambiato granché: manca ancora un'autocritica da parte dell'imprenditoria del settore, serve un cambio culturale». Queste le parole di Walter Nicoletti nel confronto aperto organizzato da Acli Trentine: "Perfido Porfido". La sentenza definitiva del processo “Perfido”, a febbraio 2026, ha sancito per la prima volta la presenza della 'ndrangheta in Trentino. La Suprema Corte ha confermato le condanne degli otto imputati al centro dell’inchiesta per complessivi 75 anni, 6 mesi e 20 giorni. Ci sono voluti 12 anni. Nelle 42 pagine del processo la Cassazione descrive le modalità silenti della locale trentina, di una gestione schiavista dei lavoratori e della forza intimidatrice del clan. Il riscatto civile e sociale passa attraverso alla lotta all’omertà. «Il processo ha accertato che la presenza della 'ndrangheta in Trentino non è un fenomeno recente, ma si è radicata a partire dagli anni '80, si è fatto finta di non capire: è un problema di cultura della legalità». Così Nicola Morra, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia - XVII legislatura.

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