A Lasino, nel cuore della Valle dei Laghi, la settimana di Pasqua segna come ogni anno il ritorno di un gesto antico: la pressatura del Vino Santo. Un rito che affonda le radici nella tradizione contadina e che ancora oggi scandisce il passaggio dall’inverno alla primavera. Le uve Nosiola, dopo essere state raccolte a settembre si concedono un lungo riposo, adagiate sulle arele o graticci, dove rimangono per circa sei mesi fino ai primi tepori primaverili, lasciando il tempo all’Ora del Garda di asciugarle lentamente. La pigiatura, appuntamento inserito nel calendario della rassegna DiVinNosiola, richiede forza e pazienza: gli acini, ormai molto disidratati, devono essere torchiati con grande pressione per liberare un mosto denso e concentrato. Da qui iniziano le prime fermentazioni, che daranno origine a un vino destinato a riposare per anni, spesso cinque o sei, prima di raggiungere la sua piena espressione.