Manovra Trentino, le minoranze frenano l'entusiasmo

Martedì 03 Novembre 2026 - 12:20

La presentazione della nuova manovra finanziaria da quasi sei miliardi di euro ha aperto, il confronto politico in Piazza Dante. Le minoranze frenano gli entusiasmi. La prima critica sollevata dall’opposizione non entra nel merito dei numeri, ma tocca un aspetto istituzionale: il dibattito è iniziato sulla base delle diapositive mostrate alle categorie economiche e alla stampa, il testo ufficiale della manovra non è, infatti, ancora arrivato sulle scrivanie dei consiglieri. Al di là della questione di metodo, il rischio paventato è quello di un parziale flop a prescindere dalle risorse, dovuto a una scelta politica ben precisa: privilegiare misure temporanee e interventi a spot anziché riforme strutturali capaci di aggredire le vere emergenze del territorio. A guidare le riflessioni critiche è Francesco Valduga, leader di Campobase, che pur riconoscendo l'entità dei fondi messi in campo per le opere pubbliche, invita a guardare al contesto economico reale, caratterizzato dalla stagnazione dei salari. Per Valduga, gli stanziamenti previsti per le politiche abitative rischiano di non incidere abbastanza sul fabbisogno delle famiglie e dei giovani se non verranno inseriti in un piano organico per la casa. Sulla stessa linea d'onda si muove Filippo Degasperi, che sposta l'attenzione sia sui dati macroeconomici del Trentino che sulle grandi dimenticanze della manovra. Il consigliere fa notare come l'aumento delle risorse a bilancio si scontri con una crescita reale del PIL provinciale piuttosto contenuta (pari allo 0,5%) lontana dal Piano 2040. Degasperi critica aspramente anche la scelta di non destinare soldi all’istruzione, nonostante le promesse fatte agli studenti e docenti dall’assessora Francesca Gerosa. Sul fronte del welfare e della tutela sociale, l'affondo più duro arriva da Paolo Zanella, che concentra le sue preoccupazioni sullo stato della sanità pubblica trentina. Il Dem evidenzia come gli annunciati investimenti nel settore debbano tradursi in risposte concrete per i cittadini e non in "promesse vetrina" utili solo a coprire le carenze del servizio pubblico. Insomma senza delle strategie a lungo termine, la manovra rischia di trasformarsi per le minoranze in un mero esercizio di pura gestione burocratica.

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